Notizie dal CIF
Le dirigenti del Centro Italiano Femminile, provenienti da tutte le Regioni e Province d’Italia, si sono impegnate durante tre giorni, nello studio e nell’approfondimento della problematica familiare nell’odierna società plurale.
Di fronte ai profondi e rapidissimi cambiamenti socio-culturali in atto, con i quali non è possibile esimersi dal confrontarsi e misurarsi, anche per quanto concerne l’ambito delle stesse relazioni personali, inter-personali e familiari, oltre che sociali, il Cif ha avvertito l’esigenza di un approfondimento delle problematiche sottese. E ciò in coerenza con la sua identità e conseguenti finalità: in quanto Associazione di donne, cittadine impegnate nella costruzione di una polis incentrata sulla persona e sul riconoscimento della sua dignità; in quanto Associazione di donne laiche che, da cristiane, si pongono al servizio delle persone e della società.
Le donne del Cif hanno quindi avvertito il dovere di entrare direttamente nel dibattito culturale che coinvolge la famiglia, oggi, per approfondirne natura e compiti in modo scientificamente fondato e non ideologico.
Al termine, quindi, del Convegno di studio, dopo un lungo percorso di riflessione e di confronto, è stato affermato il valore della famiglia-istituzione, fondata sul matrimonio, riconoscendo, ancora una volta, che tale valore non è questione cattolica, che possa dividere la società in “cattolici” e cosiddetti “laici”.
La famiglia-istituzione sociale è, infatti, concetto che, in quanto paradigma antropologico fondamentale, può essere declinato soltanto al singolare, fino a costituire un a-priori per la comprensione sia dell’essere umano, che della stessa organizzazione sociale. In questo senso, la famiglia, pur manifestando, nel processo storico forme diverse, empiricamente rilevabili, è struttura antropologica fondamentale che attraversa, variamente modellandosi, le diverse culture nel tempo, ma non nasce da queste, non costituisce un’invenzione umana, non può quindi non essere che “una”.
E’ sociologicamente verificato che le molteplici forme di famiglia, empiricamente rilevabili nel tempo e nelle culture, dipendono, infatti, da modi diversi di rapportarsi dell’uomo e della donna, in quanto coppia, per poter garantire, nelle rispettive situazioni storiche, il raggiungimento delle fondamentali finalità di solidarietà e di responsabilità sociale, anche nella prospettiva, tramite la procreazione, di una proiezione nel futuro che consente la realizzazione del succedersi delle generazioni. Come è evidente, ciò manifesta modalità diversificate, senza intaccare l’immutabile paradigma antropologico fondamentale. In questo senso, la famiglia, pur essendo profondamente inserita e coinvolta nei mutamenti storici, ne è, nello stesso tempo, nella sua essenza, “al di fuori” e “al di sopra”, cioè ne è “oltre”.
Di conseguenza, ogni pretesa di riconoscimento e/o legittimazione in quanto famiglia di esperienze che si allontanano e/o non corrispondono al paradigma antropologico fondamentale, fino ad eroderne sostanza e interpretazione – sia sul piano delle sue dimensioni personali, inter-personali che sociali – sono da considerarsi esperienze mimetiche e/o deformate dell’unico paradigma familiare fondamentale, umanamente possibile. Quando socialmente legittimate, tali esperienze danno quindi luogo ad un inganno giuridico ben diverso da una conquista socio-antropologica, fondata su una rivendicazione mirata all’affermazione dei diritti umani fondamentali, la cui pretesa di assolutezza è stata messa, fra l’altro, da più parti, attualmente, in discussione.
Inoltre dall’approfondimento compiuto nel corso del Convegno di studio è emersa anche l’inappropriata contrapposizione fra famiglia degli affetti e famiglia istituzione, contrapposizione che rivela, nella cultura diffusa, un’inquietante non conoscenza della realtà della comunità familiare e dell’istituto matrimoniale, i quali, l’una e l’altro, trovano, invece – nel reciproco, intenso rapporto d’amore e nella liberamente scelta volontà di comunione di vita, da parte di un uomo e di una donna – la causa della loro stessa ragion d’essere.
In questo modo, “comunità familiare” significa naturalità di rapporti, naturalmente vissuti, giuridicamente normati, per dare certezza a reciproco scambio, accoglienza, trasmissione della vita, produzione di valori e quindi di modelli culturali, sia su un piano verticale fra generazioni diverse, sia su un piano orizzontale, in quanto famiglia comunità, produttrice di relazioni personali e interpersonali al suo interno, proiettate e irradiate, nello stesso tempo, in modo del tutto coessenziale, sul tessuto sociale circostante. Una famiglia che, in quanto unitaria presenza nel tessuto sociale di base, “luogo” delle relazioni personali e interpersonali, si fa soggetto sociale e politico, nel significato più autentico. Viene così a chiarirsi la doppia valenza, coessenziale, riconosciuta alla famiglia dalla nostra Carta Costituzionale, in quanto istituzione naturale e sociale di base, privata e pubblica insieme.
— notizia pubblicata feb 27, 17:33
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